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28 Gennaio 2012
Corriere della Sera:arance anche con blocco dei trasporti. Il segreto: Leonardi un team vincente.
L’Italia, con la sua leadership assoluta nella produzione di ortofrutta fresca, ha la più numerosa presenza di espositori a Fruit Logistica di Berlino (457 aziende), seguita a distanza dalla Spagna (274). Praticamente quasi un espositore su cinque è italiano.
Italia leader tra gli espositori a Fruit Logistica 2012
Il rilancio del settore ortofrutticolo in Italia è un tema di grande attualità in questo momento così cruciale anche per la discussione in corso sulle nuove politiche comunitarie. Il settore ortofrutta vale il 31% della PLV agricola italiana e rappresenta un asse portante dell’economia agricola europea. Le grandi sfide di questo momento e la profonda crisi che il settore sta vivendo in termini di prezzi alla produzione, redditività per le aziende agricole e diffuso calo dei consumi, spinge verso la necessità di un grande rilancio, incentrato su alcuni elementi chiave che sono stati discussi in Piazza Italia, a Berlino.
L'Italia produce un totale di 36 milioni di tonnellate di frutta e verdura e secondo i dati elaborati dal CSO, esporta un totale di 3,8 milioni di tonnellate di ortofrutta pari al 13% della produzione; analiticamente, si parla di 2,5 milioni di tonnellate di frutta pari al 14% della produzione, 300.000 tonnellate di agrumi e un milione di tonnellate di ortaggi pari ad appena l'11% della produzione. E' evidente da questi numeri che le potenzialità di crescita sono molto ampie.
Fonte: http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=39594 del 9.02.2012
Il giorno 27 gennaio 2012 il Corriere della sera è sulla piazza di VeronaMercato per documentare le conseguenze che il blocco dei trasporti ha portato da ormai più giorni sul mercato dell'ortofrutta. L'intervista è stata fatta ad uno dei "timoni" della ditta Leonardi - Nino Leonardi - che con semplicità spiega i segreti di un lavoro svolto con passione.
Tutti conoscono le proprietà dell'arancia, ma pochi sanno che l'arancia rossa di Sicilia è unica al mondo. Perchè?
L'arancia Rossa di Sicilia ha un notevole contenuto di antocianine, composti appartenenti alla famiglia dei flavonodi, che conferiscono alla polpa il tipico colore rossastro (nelle diverse sfumature che vanno dal giallo al rosso e che variano a seconda della varietà considerata) che oltre a potenziare sinergicamente l'azione della vitamina C1 presente negli agrumi (tanto che gli antociani sono denominati anche vitamina C2), svolgono un ruolo importante nella prevenzione e cura di molte malattie e disturbi soprattutto in virtù del loro ragguardevole potere antiossidante. In particolar modo si riconosce alle arance rosse di Sicilia, in virtù del loro spiccato contenuto in vitamina C (circa il 40% in più di quella presente negli agrumi coltivati altrove) e della consistente presenza di antociani e flavonone, una potente azione protettiva dall'insorgere di tumori. (Fonte: Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro)
Da recenti ricerche condotte in laboratorio dal Dipartimento di Oncologia sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, in collaborazione con altri enti italiani, risulta provata la capacità dell'Arancia Rossa di Sicilia di inibire l'accumulo di grassi in virtù sia degli antociani sia di altri componenti presenti, che determinano una diminuzione significativa dei trigliceridi. Va precisato che lo studio non evidenzia alcuna efficacia dimagrante nelle arance a polpa bionda ma esclusivamente in quelle a polpa rossa coltivate nella piana di Catania. (Fonte: International Journal of Obesity)
In Italia le arance sono più rosse!
Il fatto interessante, che differenzia l'arancia rossa di Sicilia da quelle coltivate altrove, è l'influenza del fattore climatico sulla concentrazione di antocianine. Queste varietà di arance, infatti, coltivate in ambiente non idoneo, sviluppano poco colore o addirittura non ne sviluppano affatto. Le condizioni che esaltano la produzione di antocianine dell'arancia rossa si trovano nei climi secchi, con elevate escursioni termiche tra il giorno e la notte durante il periodo critico per la comparsa del colore rosso del frutto, cioè il tardo autunno e l'inizio dell'inverno.
Nel territorio prospiciente il vulcano Etna, nelle province di Catania e Siracusa e in parte della provincia di Enna, si verificano le condizioni ideali per la coltivazione dell'arancia rossa: un terreno molto fertile grazie alla presenza del vulcano, e un clima secco con forti escursioni di temperatura tra il giorno e la notte nel periodo di maturazione, tra ottobre e dicembre.
Perché proprio gli sbalzi di temperatura sono responsabili della pigmentazione delle arance rosse?
Le arance soggette a stress termico producono una maggiore quantità di sostanze protettive necessarie per difendersi dalle condizioni ambientali sfavorevoli.
A tutti quindi va il nostro invito di leggere bene l'etichetta di prodotto e di scegliere scrupolosamente l'arancia con origine Italia.

Non si salva neppure quello biologico: il succo di mele può contenere concentrazioni preoccupanti di arsenico. E, come se questo non bastasse, è ricco di zuccheri e calorie.
Non è stata una buona settimana, questa, per uno dei succhi più amato dalle famiglie USA. L'associazione statunitense di consumatori Consumer Union ha infatti pubblicato un voluminoso rapporto sulla sua rivista Consumer Reports di un test condotto analizzando 88 succhi soprattutto di mela, e in pochi casi di uva, acquistati in diversi stati e in forme diverse (bottiglie di vetro, di plastica, tetrabrick e così via).
Le analisi hanno evidenziato che circa il 10% dei succhi aveva concentrazioni di arsenico inorganico (proveniente da lavorazioni e prodotti umani, noto cancerogeno) superiori ai limiti ammessi per l'acqua, pari a 10 microgrammi/litro e che un campione su quattro presentava valori elevati anche di piombo.
Consumer Reports ricorda che la FDA stabilisce limiti severi per l'acqua, in linea con quanto fanno le altre autorità sanitarie di molti paesi, ma sui succhi di frutta non esistono limiti specifici e in genere si usa come riferimento a un valore di 23
microgrammi/litro come soglia massima. Lo stesso accade per il piombo: nell'acqua non deve oltrepassare i 5 microgrammi/litro, ma per i succhi non viene definito un limite. Come mai? Secondo l'associazione l'assenza di regole non è giustificata e bisogna porre rimedio alla lacuna, fissando per l'arsenico nei succhi un limite inferiore a quello dell'acqua (3 microgrammi/litro), perché sono bevuti preferibilmente dai bambini.
Del resto, che l'arsenico sia pericoloso non è una scoperta recente, e per questo negli ultimi decenni molti Stati hanno approvato restrizioni sempre maggiori o divieti totali al suo impiego negli erbicidi. Così anche nei mangimi per animali come il roxarsone, utilizzato per anni nei polli e in molti altri prodotti. L'arsenico è tossico anche a basse dosi ed è causa di diverse patologie. Tenendo presente i molti studi che hanno inchiodato il metallo alle sue responsabilità, l'associazione si chiede come mai in base a un normale principio di precauzione, non siano stati definiti limiti molto severi, soprattutto nell'alimentazione per l'infanzia. Il divieto o quantomeno la definizione di valori soglia, inoltre, appare tanto più necessaria quanto più si tiene presente che anche molti succhi biologici presentano livelli di arsenico non trascurabili, in genere perché i terreni in cui vengono coltivati gli alberi e le acque di falda sono contaminati.

Ma non c'è solo l'arsenico a porre il succo di mela sotto una luce diversa: c'è anche il fatto che i bambini ne bevono troppo, perché i genitori spesso lo percepiscono come più sano e meno zuccherato rispetto ad altri succhi, anche se non è così.
Secondo solo al succo di arancia, il succo di mela dà un formidabile contributo alle statistiche quando dicono che ogni giorno, più di un bambino su tre, negli Stati Uniti, ne beve troppi. Per questo, e approfittando della discussione suscitata dal rapporto sull'arsenico, che segue una popolare trasmissione del Doctor Oz (seguitissima negli Stati Uniti), sullo stesso argomento, l'American Dietetic Association (ADA) ha voluto ricordare a tutti di cosa si sta parlando. Innanzitutto il succo è particolarmente ricco di zuccheri naturali, per cui, anche quando non ve ne sono di aggiunti, il bilancio calorico è simile a quello di una bevanda zuccherata e molto superiore a quello del latte semplice. Di fatto, bere un bicchiere di succo equivale a mangiare diverse mele, ma non dà il senso di sazietà che dà la polpa né tantomeno le fibre. Il succo di mela, inoltre, è particolarmente povero di vitamine e sali, rispetto ad altri succhi.
E' un prodotto da guardare con sospetto, dunque? Non proprio, come sempre ci vuole buon senso. Ecco i consigli di Consumer Report e dell'ADA:
Articolo tratto da www.ilfattoalimentare.it del 2/12/2011
Le spremute di arancia sono tra le bevande più amate nei bar, nei ristoranti e a casa. Ma quando le si consuma fuori casa bisognerebbe forse prestare più attenzione alle modalità di preparazione, non solo perché più tempo passa tra il momento della spremitura e maggiore è la perdita di vitamina C e antiossidanti, ma anche perché gli spremiagrumi professionali e i thermos o i contenitori usati per mantenere il succo per alcune ore possono nascondere contaminazioni anche pericolose.
Lo dimostra uno studio pubblicato su Food Control e condotto in Spagna, paese in cui si consumano 138 milioni di litri di spremuta all'anno; i ricercatori dell'Università di Valencia hanno infatti analizzato ben 190 campioni provenienti da bar, ristoranti, società di catering e scoperto così che il 43% di essi conteneva un quantitativo di enterobatteri superiore ai limiti nazionali ed europei, e che il 12% eccedeva i limiti previsti per i batteri mesofili aerobi. Inoltre, l'1% dei campioni conteneva stafilocchi aurei e lo 0,5 salmonelle.
Questi sono i valori medi, ma c'è una grande differenza a seconda della modalità di conservazione: se infatti la spremuta viene posta in un contenitore di metallo o di altro materiale e lì mantenuta, la contaminazione può salire notevolmente - gli autori hanno trovato livelli di enterobatteri e di batteri mesofili definiti inaccettabili rispettivamente nell'81 e nel 13% delle spremute così conservate -, perché la forma dello spremiagrumi, con tutte le sue irregolarità, cavità e larghe superfici funziona da sede ideale per la proliferazione batterica.
Per converso, se le spremute sono servite
immediatamente i germi, quand'anche presenti, non hanno il tempo per moltiplicarsi: all'analisi spagnola, sono risultati contaminati da enterobatteri il 22% dei campioni, e da batteri mesofili il 2% dei campioni.
Per questo il consiglio è chiaro: per gustare una spremuta in tutta tranquillità e trarne il massimo beneficio da tutti i punti di vista (nutrizionale e batteriologico) è bene assicurarsi che sia stata appena preparata con strumenti lavati e disinfettati di frequente e, soprattutto, che non provenga da un contenitore la cui igiene è difficile da controllare.
articolo tratto da www.ilfattoalimentare.it 22.12.2011
Leonardi Salvatore Snc
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37137 Verona
Tel.: +39 045 953787
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