patate leonardi mele leonardi frutta estiva leonardi fragole leonardi cipolle leonardi arance leonardi

11 Ottobre 2017

LE ORIGINALI PATATE PER FRITTURA


Da oggi nei migliori punti vendita. "IDEALI PER ESSERE FRITTE" sono il risultato di un'attenta ricerca .....  [continua »]

08 Settembre 2017

NUOVO SITO WEB IN ARRIVO

Presto saremo online con un nuovo sito web, tante novità e informazioni sulla nostra azienda e sui .....  [continua »]

NEWS

Selezione aperta per addetta/o amministrativa/o - offerta lavoro Verona - 06 Novembre 2013 -

Si selezionano curricula per l'inserimento di un'impiegata/o amministrativo/a per gli uffici amministrativi della sede del centro agroalimentare di Verona (località Caselle di Sommacampagna).

Requisiti:

- diploma in ragioneria o laurea triennale in economia;

- età compresa tra 18 e 30 anni;

- ottima conoscenza del pc, in particolare di excel-word-posta elettronica;

- automunita/o

Orari di lavoro: dalle 05:45 alle 12:45 dal lunedi al venerdi e dalle 05:45 alle 10:45 il sabato.

Inviare curriculum vitae completo all'indirizzo e-mail selezione@leonardisnc.com

 

 

Allerta: Frutti di bosco surgelati - 22 Ottobre 2013 -

L’epidema di epatite A dopo Italia e Irlanda arriva in Francia. L’allerta continua. Le nuove indicazioni dell’Iss.

1. Come si è arrivati ad identificare nei frutti di bosco surgelati la causa principale dell’incremento dei casi di epatite A segnalati dall’inizio del 2013?

Circa il 70% dei campioni biologici prelevati da casi clinici presenta la sequenza virale definita “outbreak” o una sequenza altamente correlata di genotipo IA, e la stessa sequenza è stata individuata in un campione di frutti di bosco, associato ad un focolaio. Inoltre, uno studio caso controllo retrospettivo coordinato dall’ISS, condotto in tre Regioni e due Province autonome, ha permesso di evidenziare che i frutti di bosco rappresentano il fattore di rischio più associato alla malattia durante l’epidemia.

2. Come impiegare, per essere sicuri di non mettere a rischio la propria salute, i frutti di bosco surgelati, ormai comperati, o comunque in vendita anche se non appartenenti ai lotti analizzati?

Raccomandiamo come misura precauzionale di consumare i frutti di bosco surgelati solo ed esclusivamente previa cottura. Il virus dell’epatite A, infatti, sopravvive a basse temperature, ma viene rapidamente inattivato dal calore. Per esempio, facendo bollire i frutti di bosco per almeno due minuti viene garantita la salubrità dell’alimento.

3. Come è avvenuta nel nostro paese la contaminazione degli alimenti?

Il fatto che altri paesi europei, come l’Irlanda e la Francia, abbiano segnalato casi di epatite A, correlati al consumo di frutti di bosco, nei quali è stata isolata la stessa sequenza virale evidenziata nei casi italiani, fa ragionevolmente ritenere che la contaminazione sia avvenuta molto a monte del processo produttivo, ovvero nelle fasi di coltivazione e raccolta dei frutti di bosco di provenienza estera. Il personale addetto alla raccolta, anche se asintomatico, e le acque di irrigazione, restano le fonti più probabili di contaminazione dell’alimento.

Documento redatto dalla Task force sull’epidemia di epatite A, formata da Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia

Fonte: http://www.ilfattoalimentare.it pubblicato da il 17 ottobre 2013

 

Come scegliere angurie e meloni maturi - 23 Luglio 2013 -

Due dei frutti che sono considerati come dei veri e propri simboli della stagione calda sono l'anguria e il melone. Sono perfetti da consumare a colazione o come spuntino, per la preparazione di granite o di frullati, ma anche di primi piatti gustosi, come il risotto al melone.

Se per il loro consumo le possibilità sono svariate, rimane un unico grande dilemma: come scegliere i meloni e le angurie più buoni e maturi?
Melone
Per quanto riguarda il melone, resta sempre valido il classico trucco di bussare leggermente sulla sua buccia con una mano stretta a pugno. Se da questa operazione otterrete un suono sordo, allora il vostro melone sarà maturo. Evitate di acquistare invece quei frutti che vi trasmettono un rimbombo vuoto. Non sarebbero ancora pronti per essere consumati al momento. Un'altra accortezza consiste nel porre attenzione all'odore emanato dal melone stesso. Se si tratta di un profumo molto dolce, è altamente probabile che il melone che state esaminando sia maturo.

La maggiore indicazione del livello di maturazione del melone deriva però dal picciolo. Via libera all'acquisto se notate che il picciolo non risulta secco, bensì morbido e tendente a staccarsi facilmente. Potrete ottenere un'ulteriore rassicurazione relativamente al fatto che il melone che vorreste acquistare sia maturo andando a premere con le dita il punto opposto rispetto alla collocazione del picciolo. Tale zona dovrà risultare elastica e non troppo morbida.

Anguria
Bisogna prima di tutto porre attenzione alla presenza del picciolo, che non dovrà essere secco. Se nel punto in cui esso si trova o si trovava inizia a fuoriuscire del succo, significa che il frutto sarà particolarmente maturo e zuccherino. Anche per l'anguria vale il trucco del suono da ottenere picchiettandone l'esterno (in questo caso dovrà trattarsi di un suono di "vuoto"), ma la più importante indicazione dell'essere in presenza di un'anguria ben matura è data dalla possibilità di individuare striature o chiazze gialle sulla sua buccia. Potreste anche provare a scalfire con le unghie la superficie dell'anguria. Se noterete un colore verdastro, l'anguria sarà matura.

Scegliere un frutto già pronto per essere gustato è importante, poiché le angurie smettono di maturare una volta raccolte. Un'anguria acerba sarebbe poco saporita e quasi immangiabile.

 

Fonte: www.greenme.it 

 

Italia protagonista a Fruit Logistica di Berlino - 10 Febbraio 2012 -

L’Italia, con la sua leadership assoluta nella produzione di ortofrutta fresca, ha la più numerosa presenza di espositori a Fruit Logistica di Berlino (457 aziende), seguita a distanza dalla Spagna (274). Praticamente quasi un espositore su cinque è italiano.

Italia leader tra gli espositori a Fruit Logistica 2012

Il rilancio del settore ortofrutticolo in Italia è un tema di grande attualità in questo momento così cruciale anche per la discussione in corso sulle nuove politiche comunitarie. Il settore ortofrutta vale il 31% della PLV agricola italiana e rappresenta un asse portante dell’economia agricola europea. Le grandi sfide di questo momento e la profonda crisi che il settore sta vivendo in termini di prezzi alla produzione, redditività per le aziende agricole e diffuso calo dei consumi, spinge verso la necessità di un grande rilancio, incentrato su alcuni elementi chiave che sono stati discussi in Piazza Italia, a Berlino.

L'Italia produce un totale di 36 milioni di tonnellate di frutta e verdura e secondo i dati elaborati dal CSO, esporta un totale di 3,8 milioni di tonnellate di ortofrutta pari al 13% della produzione; analiticamente, si parla di 2,5 milioni di tonnellate di frutta pari al 14% della produzione, 300.000 tonnellate di agrumi e un milione di tonnellate di ortaggi pari ad appena l'11% della produzione. E' evidente da questi numeri che le potenzialità di crescita sono molto ampie. 

Fonte: http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=39594 del 9.02.2012

 

Corriere della Sera:arance anche con blocco dei trasporti. Il segreto: Leonardi un team vincente. - 28 Gennaio 2012 -

Il giorno 27 gennaio 2012 il Corriere della sera è sulla piazza di VeronaMercato per documentare le conseguenze che il blocco dei trasporti ha portato da ormai più giorni sul mercato dell'ortofrutta. L'intervista è stata fatta ad uno dei "timoni" della ditta Leonardi - Nino Leonardi -  che con semplicità spiega i segreti di un lavoro svolto con passione.

scarica allegato »»

 

Verso il declino o la rivitalizzazione dell’ortofrutta? Una Tavola Rotonda per dare risposte. - 16 Gennaio 2012 -

Venerdì 27 gennaio 2012 presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria di Bologna, il Dipartimento di Economia e Ingegneria Agrarie dell’Università di Bologna conferma l’appuntamento  con la Tavola Rotonda "L'ortofrutta e la nuova PAC: declino o rivitalizzazione?", evento promosso all'interno della terza edizione del Corso di Alta Formazione "Freschi e Trasformati Ortofrutticoli: Economia, Innovazione, Mercati". Per maggiori informazioni contattare la segreteria organizzativa c/o Dipartimento di Economia e Ingegneria Agrarie di Bologna.

Fonte: http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=38585 del 16.01.2012

 

Arrivano le Arance rosse di Sicilia. Solo nei migliori punti vendita. - 23 Dicembre 2011 -

Tutti conoscono le proprietà dell'arancia, ma pochi sanno che l'arancia rossa di Sicilia è unica al mondo. Perchè?

L'arancia Rossa di Sicilia ha un notevole contenuto di antocianine, composti appartenenti alla famiglia dei flavonodi, che conferiscono alla polpa il tipico colore rossastro (nelle diverse sfumature che vanno dal giallo al rosso e che variano a seconda della varietà considerata) che oltre a potenziare sinergicamente l'azione della vitamina C1 presente negli agrumi (tanto che gli antociani sono denominati anche vitamina C2), svolgono un ruolo importante nella prevenzione e cura di molte malattie e disturbi soprattutto in virtù del loro ragguardevole potere antiossidante. In particolar modo si riconosce alle arance rosse di Sicilia, in virtù del loro spiccato contenuto in vitamina C (circa il 40% in più di quella presente negli agrumi coltivati altrove) e della consistente presenza di antociani e flavonone, una potente azione protettiva dall'insorgere di tumori. (Fonte: Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro)

Da recenti ricerche condotte in laboratorio dal Dipartimento di Oncologia sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, in collaborazione con altri enti italiani, risulta provata la capacità dell'Arancia Rossa di Sicilia di inibire l'accumulo di grassi in virtù sia degli antociani sia di altri componenti presenti, che determinano una diminuzione significativa dei trigliceridi. Va precisato che lo studio non evidenzia alcuna efficacia dimagrante nelle arance a polpa bionda ma esclusivamente in quelle a polpa rossa coltivate nella piana di Catania. (Fonte: International Journal of Obesity)

In Italia le arance sono più rosse!

Il fatto interessante, che differenzia l'arancia rossa di Sicilia da quelle coltivate altrove, è l'influenza del fattore climatico sulla concentrazione di antocianine. Queste varietà di arance, infatti, coltivate in ambiente non idoneo, sviluppano poco colore o addirittura non ne sviluppano affatto. Le condizioni che esaltano la produzione di antocianine dell'arancia rossa si trovano nei climi secchi, con elevate escursioni termiche tra il giorno e la notte durante il periodo critico per la comparsa del colore rosso del frutto, cioè il tardo autunno e l'inizio dell'inverno.

Nel territorio prospiciente il vulcano Etna, nelle province di Catania e Siracusa e in parte della provincia di Enna, si verificano le condizioni ideali per la coltivazione dell'arancia rossa: un terreno molto fertile grazie alla presenza del vulcano, e un clima secco con forti escursioni di temperatura tra il giorno e la notte nel periodo di maturazione, tra ottobre e dicembre.

Perché proprio gli sbalzi di temperatura sono responsabili della pigmentazione delle arance rosse?

Le arance soggette a stress termico producono una maggiore quantità di sostanze protettive necessarie per difendersi dalle condizioni ambientali sfavorevoli.

A tutti quindi va il nostro invito di leggere bene l'etichetta di prodotto e di scegliere scrupolosamente l'arancia con origine Italia.

Arancia rossa di Sicilia IGP

 

U.S.A: bocciato succo di mele da uno studio di Consumer Report. - 02 Dicembre 2011 -

Non si salva neppure quello biologico: il succo di mele può contenere concentrazioni preoccupanti di arsenico. E, come se questo non bastasse, è ricco di zuccheri e calorie.

Non è stata una buona settimana, questa, per uno dei succhi più amato dalle famiglie USA. L'associazione statunitense di consumatori Consumer Union ha infatti pubblicato un voluminoso rapporto sulla sua rivista Consumer Reports di un test condotto analizzando 88 succhi soprattutto di mela, e in pochi casi di uva, acquistati in diversi stati e in forme diverse (bottiglie di vetro, di plastica, tetrabrick e così via).

Le analisi hanno evidenziato che circa il 10% dei succhi aveva concentrazioni di arsenico inorganico (proveniente da lavorazioni e prodotti umani, noto cancerogeno) superiori ai limiti ammessi per l'acqua, pari a 10 microgrammi/litro e che un campione su quattro presentava  valori elevati anche di piombo.

Consumer Reports ricorda che la FDA stabilisce limiti severi per l'acqua, in linea con quanto fanno le altre autorità sanitarie di molti paesi, ma sui succhi di frutta non esistono limiti specifici e in genere si usa come riferimento a un valore di 23 microgrammi/litro come soglia massima. Lo stesso accade per il piombo: nell'acqua non deve oltrepassare i 5 microgrammi/litro, ma per i succhi non viene definito un limite. Come mai? Secondo l'associazione l'assenza di regole non è giustificata e bisogna porre rimedio alla lacuna, fissando per l'arsenico nei succhi un limite inferiore a quello dell'acqua (3 microgrammi/litro), perché sono  bevuti preferibilmente dai bambini.

Del resto, che l'arsenico sia pericoloso non è una scoperta recente, e per questo negli ultimi decenni molti Stati hanno approvato restrizioni sempre maggiori o divieti totali al suo impiego negli erbicidi. Così anche nei mangimi per animali come il roxarsone, utilizzato per anni nei polli e in molti altri prodotti. L'arsenico è tossico anche a basse dosi ed è causa di diverse patologie. Tenendo presente i molti studi che hanno inchiodato il metallo alle sue responsabilità, l'associazione si chiede come mai  in base a un normale principio di precauzione, non siano  stati definiti limiti molto severi, soprattutto nell'alimentazione per l'infanzia. Il divieto o quantomeno la definizione di valori soglia, inoltre, appare tanto più necessaria quanto più si tiene presente che anche molti succhi biologici presentano livelli di arsenico non trascurabili, in genere perché i terreni in cui vengono coltivati gli alberi e le acque di falda sono contaminati.

Ma non c'è solo l'arsenico a porre il succo di mela sotto una luce diversa: c'è anche il fatto che i bambini ne bevono troppo, perché i genitori spesso lo percepiscono come più sano e meno zuccherato rispetto ad altri succhi, anche se non è così.

 Secondo solo al succo di arancia, il succo di mela dà un formidabile contributo alle statistiche quando dicono che ogni giorno, più di un bambino su tre, negli Stati Uniti, ne beve troppi. Per questo, e approfittando della discussione suscitata dal rapporto sull'arsenico, che segue una popolare trasmissione del Doctor Oz (seguitissima negli Stati Uniti), sullo stesso argomento, l'American Dietetic Association (ADA) ha voluto ricordare a tutti di cosa si sta parlando. Innanzitutto il succo è particolarmente ricco di zuccheri naturali, per cui, anche quando non ve ne sono di aggiunti, il bilancio calorico è simile a quello di una bevanda zuccherata e molto superiore a quello del latte semplice. Di fatto, bere un bicchiere di succo equivale a mangiare diverse mele, ma non dà il senso di sazietà che dà la polpa né tantomeno le fibre. Il succo di mela, inoltre, è particolarmente povero di vitamine e sali, rispetto ad altri succhi.

E' un prodotto da guardare con sospetto, dunque? Non proprio, come sempre ci vuole buon senso. Ecco i consigli di Consumer Report e dell'ADA:

  • Per limitare i rischi derivanti dall'arsenico è meglio variare, e preferire comunque quelli biologici di produzione locale (molti dei succhi con più elevate concentrazioni di arsenico e piombo provengono da paesi nei quali l'arsenico è ancora ampiamente usato negli erbicidi e pesticidi)
  •  Preferire sempre i succhi pastorizzati
  • I bambini al di sotto dei sei anni non dovrebbero bere più di un bicchiere di succo al giorno, quelli con più di sei al massimo a due, quelli con meno di sei mesi non dovrebbero bere nulla di diverso dal latte materno . Diluire il succo con acqua può aiutare a rispettare queste indicazioni
  • Non lasciare libero accesso ai bambini ai succhi durante tutto il giorno né tantomeno di notte
  • Incoraggiare i bambini a mangiare frutta
  • Non lasciarsi ingannare da scritte salutistiche del tipo "privo di colesterolo" - la frutta non ne contiene per definizione - o "privo di zucchero", perché gli zuccheri naturali possono essere comunque molto elevati
  • Ricordare che, per quanto riguarda l'arsenico, non esiste il rischio zero: è dannoso anche in minime dosi

Articolo tratto da www.ilfattoalimentare.it del 2/12/2011

 

Spagna. Spremute d'arancia a rischio di contaminazione. - 02 Dicembre 2011 -

Le spremute di arancia sono tra le bevande più amate nei bar, nei ristoranti e a casa. Ma quando le si consuma fuori casa bisognerebbe forse prestare più attenzione alle modalità di preparazione, non solo perché più tempo passa tra il momento della spremitura e maggiore è la perdita di vitamina C e antiossidanti, ma anche perché gli spremiagrumi professionali e i thermos o i contenitori usati per mantenere il succo per alcune ore possono nascondere contaminazioni anche pericolose.

Lo dimostra uno studio pubblicato su Food Control e condotto in Spagna, paese in cui si consumano 138 milioni di litri di spremuta all'anno; i ricercatori dell'Università di Valencia hanno infatti analizzato ben 190 campioni provenienti da bar, ristoranti, società di catering e scoperto così che il 43% di essi conteneva un quantitativo di enterobatteri superiore ai limiti nazionali ed europei, e che il 12% eccedeva i limiti previsti per i batteri mesofili aerobi. Inoltre, l'1% dei campioni conteneva stafilocchi aurei e lo 0,5 salmonelle.

Questi sono i valori medi, ma c'è una grande differenza a seconda della modalità di conservazione: se infatti la spremuta viene posta in un contenitore di metallo o di altro materiale e lì mantenuta, la contaminazione può salire notevolmente - gli autori hanno trovato livelli di enterobatteri e di batteri mesofili definiti inaccettabili rispettivamente nell'81 e nel 13% delle spremute così conservate -, perché la forma dello spremiagrumi, con tutte le sue irregolarità, cavità e larghe superfici funziona da sede ideale per la proliferazione batterica.

Per converso, se le spremute sono servite immediatamente i germi, quand'anche presenti, non hanno il tempo per moltiplicarsi: all'analisi spagnola, sono risultati contaminati da enterobatteri il 22% dei campioni, e da batteri mesofili il 2% dei campioni.

Per questo il consiglio è chiaro: per gustare una spremuta in tutta tranquillità e trarne il massimo beneficio da tutti i punti di vista (nutrizionale e batteriologico) è bene assicurarsi che sia stata appena preparata con strumenti lavati e disinfettati di frequente e, soprattutto, che non provenga da un contenitore la cui igiene è difficile da controllare.

articolo tratto da www.ilfattoalimentare.it 22.12.2011

 

 

 

Leonardi srl

 

Sede Sociale - Amministrativa e Commerciale:
Via Sommacampagna n. 63 D/E stand 25-26
37137 Verona

 

Tel.: +39 045 953787
Fax: +39 045 8622324

R.I. di Vr – Codice Fiscale 04487610232
Partita Iva IT04487610232
R.e.a. n. Vr- 424572 capitale sociale euro 100.000,00 i. v.

Centro di Condizionamento

 

Via G. Carducci n. 6
37059 Campagnola di Zevio
Verona

 

Tel.: +39 045 8730613
Fax: +39 045 8731882